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Cervo Rosso, ungulato dai grandi trofei

Cervo Rosso, ungulato dai grandi trofei

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Chi non ha mai visto un Cervo alzi la mano, e sopratutto continui a leggere questa pagina perché vi svelerò dove potrete avvistarli e imparare a conoscerli.

Andiamo con ordine presentando al meglio questa specie che come ormai abbiamo imparato appartiene alla classe dei Mammiferi. Il Cervo nello specifico è un ungulato appartenente al sottordine dei ruminanti  della famiglia dei Cervidi.

Questa grande famiglia si suddivide in ben 9 sottospecie e solo 2 si possono trovare sul territorio nazionale, una di queste è il Cervo Rosso.

Animale dal grande adattamento è stato in grado nel passato di occupare differenti habitat naturali infatti lo possiamo trovare nelle pianure fino ai 2000 metri di quota.

Il Cervo Rosso, la sua distribuzione in Italia?

Come scritto poco sopra il Cervo Rosso (Cervus elaphus) è quella specie che, grazie al suo adattamento, è in grado di vivere in differenti biomi a differenti quote altimetriche.

Hai mai visto un Cervo a Ferrara? Come a Ferrara nel cuore della pianura padana?

Ebbene si, attualmente vive (protetta) una colonia di cervi all’interno del Bosco della Mesola. Probabilmente parenti di quei cervi che, durante il periodo Medioevale e Rinascimentale, cercarono riparo sugli Appennini e ai piedi delle Alpi.

L’intervento dell’uomo in pianura con la deforestazione e la trasformazione delle stesse in pascoli e campi ha provocato uno spostamento della specie che riuscì a resistere alla forza dell’uomo per molti anni fin quando l’avvento delle armi fece scomparire il Cervo da molte zone dell’Appennino e delle Alpi.

La popolazione di Cervo Rosso presente attualmente in Italia è frutto di una ricolonizzazione avvenuta negli ultimi 50 anni da parte di Cervi provenienti da Austria, Svizzera e Slovenia.

Attualmente lo status del cervo è in continuo miglioramento e si contano circa 32000 esemplari distribuiti in grand parte nelle Alpi in particolare modo nelle Alpi Centrali ed Orientali.

Per chi volesse ascoltare il bramito dei cervi e avere occasione di avvistarli una delle località più famose in Lombardia è di certo la Val Grande nel comune di Vezza d’Oglio in Val Camonica.

“Esemplare maschio di cervo adulto”

Come riconoscere un Cervo Rosso? Ecco alcune caratteristiche fisiche.

Il carattere principale che permette di riconoscere un Cervo Rosso è di certo il particolare mantello estivo dal colore bruno-rossastro che con l’inverno vira in una colorazione grigio scuro. La sua mole e il suo aspetto corporeo donano armonia, eleganza e potenza, resterete a bocca aperta nell’incontrare un maschio adulto…

Come detto i Cervi maschi adulti, se in salute, presentano una corporatura muscolosa e un trofeo ramificato sopra il capo e il suo peso può variare dai 150 ai 300 kg. Le differenze nell’aspetto tra i due sessi sono emblematiche, infatti la femmina ha una corporatura più piccola e meno massiccia, un capo allungato e le orecchie ben definite e ben sviluppate.

Per entrambi i sessi sono due le mute annuali del mantello che oltre a modificare il colore ne modificano le caratteristiche del pelo in base alle caratteristiche dell’estate e dell’inverno. La muta estiva che inizia indicativamente con il mese di aprile da vita ad una muta dal colore bruno rossastro con zone ventrali e interne delle cosce bianco e giallastre.

La muta invernale trasforma il colore del mantello in bruno-scuro e rendere il pelo più folto e pesante per aumentare la protezione dal rigido clima dell’inverno.

Caratteristica molto importante per identificare un maschio da una femmina sono i palchi e trofei che sono portati esclusivamente dai maschi come avviene nel capriolo. Le dimensioni, misura e ramificazione dei trofei variano da cervo a cervo e sono caratterizzate dall’età, dallo stato di salute, dallo stato di alimentazione e dallo “stress” della presenza dell’uomo.

Anno per anno il trofeo del cervo cresce e si ramifica aumentando quindi il numero di punte dello stesso. Come per il Capriolo con l’inizio della vecchiaia il trofeo regredisce con una diminuzione della sua lunghezza.

Le abitudini del Cervo Rosso, cosa mangia e con chi vive?

Un ungulato dalla vita diurna, questa è la caratteristica del Cervo Rosso che segmenta la sua giornata in attività vitali come lo spostamento e la ricerca di cibo con momenti di riposo e pausa dedicata alla ruminazione.

In inverno la routine giornaliera cambia, la diminuzione delle ore di luce rende questa specie più notturna mentre nella stagione degli amori il Cervo Rosso predilige lunghi e continui spostamenti in cerca di femmine che al cibo.

La dieta del Cervo Rosso è caratterizzata da una grande percentuale di strati erbacei e in minor parte da rami, foglie e corteccia, è un ruminante che pone una buona attenzione alla ricerca di erbe e alimenti di media e buona qualità. Interessante è notare come le femmine in periodo di gravidanza diventino maggiormente selettive nella ricerca di cibo di migliore qualità.

L’inverno, come per tutte le specie animali che non vanno in letargo, risulta essere il periodo più complicato per la ricerca di cibo, per questo anche il Cervo gioca d’anticipo nei mesi autunnali per arrivare nel periodo invernale con buone riserve di grasso.

La sua vita sociale si caratterizza nel trascorrere grand parte del tempo in branchi anche numerosi composti da specie dello stesso genere. La struttura sociale del branco è riconducibile a quella di tutti gli ungulati, cioè di tipo matriarcale.

I branchi sono composti da madri femmine con l’ultimo nato e la femmina del parto precedente, mentre i maschi dai due anni in su si uniscono in gruppi più piccoli e ristretti a individui della stessa età. Maschi e femmine “convivono” nello stesso gruppo solo durante il periodo dell’accoppiamento.

“Esemplare femmina con giovane cerbiatto”

Qual’è l’ambiente in cui vive il Cervo Rosso?

Il cervo ama il Bosco! Come abbiamo visto nel passato popolava anche i boschi della pianura padana quindi ipoteticamente potrebbe vivere in condizioni ottimali anche nel giardino di casa nostra. Purtroppo non è così.

Il cervo ha fortunatamente trovato rifugio nelle zone boschive che fanno da confine con l’ambiente alpino, predilige boschi di faggio e quercia e non deve mancare l’acqua. Ruscelli, laghetti e pozze sono fonte di acqua da bene ma anche fonte di fanghi che utilizzano per proteggersi dal caldo estivo e dai parassiti.

Durante il periodo invernale il Cervo Rosso scende di quota andando a trovar rifugio e protezione all’interno dei boschi i quali devono sempre e comunque confinare con radure e spazi ampi per concedere la possibilità di effettuare rapidi spostamenti.

Ad oggi la grand parte della popolazione risiede e si sposta lungo le Alpi in modo particolare nelle Alpi Centrali e quello Orientali. In Lombardia grossi branchi di cervi popolano la Val Grande che risulta essere uno dei luoghi più “accessibili al pubblico” per gli avvistamenti.

L’uomo e le sue attività come interagiscono con il Cervo?

Il cervo, come tutti le specie selvatiche, può subire disturbi e cambiamenti di abitudini dovute alle attività antropologiche. Fortunatamente visto l’alto numero di esemplari si può tranquillamente dire che non è una specie con pericoli di conservazione.

Il fatto che in determinate aree ci possano essere un numero elevato di Cervi, porta gli stessi ad avventurarsi nei confini urbanizzati alla ricerca di cibo andando quindi ad arrecare danni alle culture di patate e barbabietole per esempio o danneggiando la vegetazione stessa.

Il vero pericolo per i cervi, e per gli automobilisti, sono le strade di fondo valle che solitamente corrono a lato di fiumi e torrenti. Nelle ore notturne o crepuscolari è possibile che questo animale si trovi obbligato ad attraversare strade mettendo in pericolo gli automobilisti.

In termini venatori, la caccia al Cervo e regolamentata nella maggior parte delle provincie alpine sulla base di piani di abbattimento.

Se durante un’escursione in montagna vi trovate a pochi metri da un cervo non dovete rimanere tranquilli, essendo un animale “timido” e sensibile alla presenza dell’uomo si allontanerà in pochi istanti. Importante non trovarsi sull’ipotetica via di fuga.

Colgo l’occasione di ringraziare Giacomo Cellini che con il suo sito fototrappolaggionaturalistico.it mi ha permesso di condividere con voi le sequenze delle fototrappole. Quanto prima possibile cercherò di scoprire dettagli e curiosità sul mondo delle fototrappole perchè credo possano essere uno strumento utile e non invasivo per ammirare i comportamenti degli animali selvatici delle nostre montagne.

Vi invito inoltre a seguire la pagina Facebook e il canale Youtube ricco di video emozionanti!

 

 

 

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