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Due giorni alla scoperta della Val Spluga e Val Malenco tra Rifugio Omio e Gianetti.

Scopri la Val Spluga per poi intrecciare il sentiero Bonatti e arrivare in Val Masino passando dal Passo del Calvo.

Primo giorno, da Cevo al Rifugio risalendo la Val Spluga passando per il Passo del Calvo

Quello che vi sto per descrivere è un itinerario severo, selvaggio, isolato e per questo speciale oltretutto percorso in ottima compagnia di Cippi, Beppone e Tabula quindi con un sapore tutto speciale.

Non si tratta di una semplice escursione ma di un trekking di due giorni che vi porterà ad esplorare sentieri poco battuti sopratutto durante il primo giorno che dall’abitato di Cevo conduce fino al Rifugio Omio in un percorso di oltre 15 km con ben 2300 metri di dislivello.

Dall’abitato di Cevo alla scoperta della Val Spluga.

L’itinerario ha inizio dall’abitato di Cevo, piccola borgata che si trova in Val Masino e facilmente raggiungibile attraverso la Strada Provinciale 9 fino al raggiungimento Località Ponte del Baffo dove ci si immette sulla Strada Provinciale 10 che in meno di due chilometri ci conduce a Cevo.

Nei pressi del cimitero si trova un ampio e gratuito parcheggio, si entra nell’abitato e subito ci si rende conto di lasciare la civiltà per avventurarsi nella Val Spluga.

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“Verso il torrente Spluga”

Il primo chilometro sarà anche l’ultimo chilometro senza dislivello, ci si porta verso la piccola centrale elettrica si oltrepassa il Torrente Spluga e si entra nel bosco di latifoglie… La testa si abbassa e la mulattiera inizia a salire siamo a quota 680 mslm.

Ceresolo, Corte del Dosso, Casera Spluga… si guadagna quota.

Passo lento e regolare, questa la soluzione mia preferita per affrontare sentieri sconosciuti se non fosse che la pianificazione e lo studio della cartina mi fa capire che sarà una lunga salita.

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“Baita Ceresolo”

Mi annoto su un foglio di carta i nomi delle varie baite che andremo sentiero facendo incontrare, la loro quota e l’ipotetica distanza così da capire e immaginare quello che ci aspetta.

Tra un gradino, un tornante stretto e ripide mulattiere arriviamo nei pressi di Ceresolo a quota 1042 e abbiamo percorso solo due chilometri, si procede incontrando farfalle dai mille colori che saltano da un fiore all’altro e a 1420 mslm arriviamo a Corte del Dosso con le gambe affaticate per i 4,5 chilometri percorsi e lo zaino pesante della due giorni.

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“Corte del Dosso vista sulla Valtellina”

Siamo solo all’inizio, si parla, si ride e si scherza e senza troppo prenderci sul serio arriviamo a Casera Spluga (1888 mslm) dove incontriamo l’unica anima viva di questa prima giornata. Il Pastore.

Come spesso accade due battute, qualche indicazione e un saluto e subito si riparte. Il Lago Spluga ci aspetta.

Lago Spluga… il bello deve ancora arrivare.

Risaliamo quindi il pascolo che caratterizza la Casera Spluga e camminando a vista con l’ausilio di ometti di pietra raggiungiamo il colle e la “piana” dove scorre lento il torrente Spluga.

Il Laghetto di Spluga ci offre il benvenuto nella conca, dove un sentiero quasi pianeggiante ci conduce prima al Lago Medio di Spluga per poi raggiungere il Lago di Spluga a quota 2175 mslm circa.

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“Pranzo con vista sulla Bocchetta di Spluga, prossima nostra meta”

Sono già le 12, il sole è alto nel cielo e la location ci “obbliga” ad una pausa pranzo più che meritata visto l’impegno e il ritmo mantenuto per raggiungere in poco più di tre ore e mezza il lago.

Si riparte verso Passo di Primalpia e Bocchetta di Spluga.

Il bello di affrontare itinerari mai percorsi prima è riscontrare quanto lo studio e la pianificazione rispecchia l’itinerario reale. Ecco il bello.

Si riparte verso il Passo di Primalpia, quasi si tocca con le mani e lo sguardo verso Nord ti dice che tutto sommato non dista molto dal laghetto di Spluga ma basta mettersi ai piedi della pietraia che risale con un sviluppo di 700 metri per un dislivello 250 metri circa per capire che ci sarà da divertirsi

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“Verso il Passo di Premalpia”

Il primo tratto risale “dolce” su un prato per poi entrare nel canale esposto a sud dove per mezzo di rocce stabili si riesce a guadagnare rapidamente quota fino al raggiungimento del Passo di Primalpia.

Giunti al passo si incrocia il Sentiero Bonatti che risale dall’abitato di Dubino e nello stesso tempo sulle orme del Sentiero Life caratterizzato da un segnavia Giallo.

Si prosegue in direzione Nord mantenendo la quota conquista tenendoci alla nostra destra la visuale della Val Spluga da poco percorsa. Si arriva così senza troppe difficoltà alla Bocchetta di Spluga a quota 2500 metri circa.

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“Nella foto tutta la nostra fatica dal fondo valle, al Lago Spluga fino alla Bocchetta di Spluga”

Passo del Calvo non è più un miraggio.

Costeggiando l’alta parete del monte Spluga e balzando tra un masso di granito all’altro ci si avvicina poco a poco al Passo del Calvo. Circa due chilometri di grandi massi segnati con i classici colori  Bianco/Rosso del CAI ci indicano la via per giungere ai piedi del Passo del Calvo.

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“Sasso dopo sasso arriveremo a Roma! ops al Passo del Calvo!”

Ultima fatica di dislivello positivo della giornata, dove per mezzo di un tratto con catene (50/60 metri) che agevolano la salita si arriva quindi al punto più alto di questa giornata a quota 2760 mslm.

Stafano ci aspetta al Rifugio Omio! Si Scende!

Felici di essere al Passo del Calvo ma anche consapevoli che l’avventura non è ancora terminata. Il rifugio Omio e l’amico Stefano ci attendono per la cena e il pernottamento al Rifugio Omio che si vede in lontananza dal Passo.

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“Nuvole e Passo del Calvo, Benvenuti in Val Malenco”

Basta voltare lo sguardo per ammirare dall’alto l’intera Val Malenco e l’ampio anfiteatro delle Alpi Retiche. Facilmente identificabili il Pizzo Badile, il Monte Disgrazia, Cima del Cavalcorto e altre decine di vette che dominano la zona.

La stanchezza è molta son trascorse più di otto ore e ora ci attende la “discesa” verso il Rifugio Omio.

Il primo tratto di discesa si affronta su di una cengia che pare tagliare la montagna in due creando uno scivolo naturale che porta ai piedi del tratto ripido (voltatevi una volta più bassi lo potrete vedere perfettamente).

Le catene presenti aiutano a dare sicurezza a chi magari non è troppo “felice” di trovarsi in quel tratto ma senza passi tecnici si scende di quota mantenendo sempre l’attenzione e concentrazione su ogni singolo passo.

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“Verso il Rifugio Omio”

Una volta affrontato il tratto più ripido il sentiero discende su quella che risulta essere una morena glaciale, man mano che ci si abbassa di quota si incontrano ruscelli d’acqua e i grandi massi danno spazio a praterie alpine.

Si cammina quindi per gli ultimi tre chilometri, passo dopo passo il rifugio sembra avvicinarsi fin quando un dosso lo nasconde e si inizia a sperare che una volta aggirato ci sia una birra fresca sul tavolo ad aspettarti.

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Manca veramente poco, si discende su di un prato intersecando il Sentiero che sale al Pizzo dell’Oro e il rifugio è lì alla nostra sinistra che ci attende! Siamo Arrivati.

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“Cippi, Beppone e la Meritata!”

Dopo più di 11 ore di cammino ci gustiamo una fresca birra media e ci facciamo coccolare dall’ospitalità di Stefano e dalla sua strepitosa cucina che ripaga tutti gli sforzi fatti durante la giornata… ricarichiamo anima e corpo per la seconda giornata

Scarica la traccia del primo giorno.

Ricordo, l’itinerario non è da sottovalutare, non ci sono punti d’appoggio fino al raggiungimento del Rifugio Omio.

Fortunatamente la Val Spluga è ricca di acqua e potete rifornivi fino al Lago Spluga. Da quel momento fin dopo il Passo del Calvo non ci saranno più torrenti quindi prima di ripartire dal lago “ricaricate” le borracce e fate preziosa la vostra risorsa idrica probabilmente camminerete quel tratto nelle ore più calde quindi valutate bene ogni scelta.

Il percorso è fisicamente impegnativo per il dislivello. I sentieri sono poco battuti se non da qualche pastore quindi occhi bene aperte per seguire i segnavia e passo sicuro (tecnica dell’isolamento) lungo i tratti con massi e rocce che per quanto stabili a volte giocano qualche scherzetto.

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Il mattino dopo, il mal di gambe ma con la voglia di Alpi Retiche.

Sveglia e giù dalle brande, il sole entra nella finestra della nostra stanza alle prime ore del mattino. Sbuca ad Est superando il Monte Disgrazia e i suoi raggi si propagano in tutta la valle fino a raggiungere il Rifugio Omio.

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Colazione energetica, i saluti allo staff del rifugio e si riparte per la seconda giornata di cammino che ci condurrà ai Bagni di Masino passando però prima dal Rifugio Gianetti.

Al Passo del Barbacan, la terrazza di pietra.

Ritorniamo quindi sul sentiero, ci gustiamo la mattinata partendo con relativa calma, sono le 8,30.

Con passo regolare manteniamo la quota e ci spostiamo in direzione Nord fin quando i nostri passi incontrano un bellissimo muraglione che blocca il nostro lento camminare. Il Passo del Barbacan ci si mostra di fronte.

Si inizia a salire, in un primo momento costeggiando pareti rocciose ma camminando sempre su prato e sentiero semplice fin quando ci si porta sempre più all’interno del canale dove la presenza di catene facilita la salita su massi di granito.

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“Verso il Passo del Barbacan”

Pochi passi sicuri e si guadagna quota rapidamente fino ad arrivare al Terrazzo naturale che offre il Passo del Barbacan. Siamo a circa 2600 mslm e i chilometri percorsi son circa due.

Sono ormai le 11 circa la brezza di valle ha già mosso parecchie nuvole e la vista verso il Pizzo Badile e Cengalo è compromessa. Ammiriamo quel poco che riusciamo a vedere, prendiamo un pò di tempo per goderci questa giornata e si riparte verso il Rifugio Gianetti.

Dal Passo del Barbacan al Rifugio Gianetti.

Si scende di quota.

Il primo tratto caratterizzato da un ambiente alpino con rocce si presenta con catene. In alcuni tratti il sentiero si presenta esposto e con pendenze ripide ma con la giusta calma, attenzione e controllo si può procedere e abbassarsi di quota per portarsi nuovamente lungo il Sentiero Roma che in modo leggero e piacevole conduce al Rifugio Gianetti.

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“Rifugio Gianetti”

Si arriva a quota 2450 mslm circa, su traccia ben visibile e sicura si cammina per circa 2 chilometri per poi identificare in modo preciso la meta per il pranzo, Rifugio Gianetti a quota 2534 mslm.

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“Maià, bif e n’da a spas!”

La lunga discesa seguendo il Torrente Masino

Un pranzo che ci fa apprezzare ancor di più i luoghi che ci circondano, un po’ di relax e si scende per circa 1350 metri.

Una lunga discesa che ci permette di ammirare nel primo tratto una magnifica visuale sulla Val Porcellizzo, i suoi torrenti e i pascoli adiacenti.

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“Torrente Masino visto dall’alto”

Con una serie di tornati si scende rapidamente di quota per arrivare nei pressi del Torrente Masino dove una pausa con tuffo nel torrente ci rigenera e ci ricorda che la nostra avventura di due giorni sta volgendo al termine.

Si cammina per un tratto a lato del torrente fin quando si entra nel bosco e si ricomincia a scendere seguendo l’unico sentiero. Impossibile perdersi.

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“Relax Relax”

Tra una cascata, qualche tornate e l’attraversamento di qualche pascolo percorriamo con molta calma gli ultimi chilometri che ci porteranno ai Bagni di Masino (1170 mslm) dove, una volta saliti in auto discendiamo la valle alla ricerca di un bar poco affollato e brindare a questa due giorni di sofferenza, sorrisi, stupore e magica compagnia.

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“Foresta della Val Masino”

Scarica la traccia e scopri i dettagli di questo itinerario in Val Masino

Come anticipato questo trekking di due giorni risulta essere severo ed impegnativo sopratutto nel primo giorno dove non esistono punti di appoggio fino all’arrivo al Rifugio Omio.

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“Hanno rubato il Pizzo Badile”

Prima di mettervi in cammino vi ricordo di controllare il meteo e le condizioni dei sentieri viste le alte quote. Ad inizio estate alcuni tratti del Sentiero Roma e del Sentiero Bonatti potrebbero avere ancora piccoli nevai, valutate il tutto con molta attenzione.

Per il resto camminate, senza troppa fretta perchè il alzare il naso e lo sguardo non è poi così male da queste parti!

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Itinerario svolto in data: 6 Agosto 2020
Partenza Itinerario:
Cevo
Località/Valle: Val Masino
Catena Montuosa: Alpi Retiche
Cartina: Sete Map “Val Masino Val Codera”
Quota di partenza: 665 mslm
Dislivello: 2250 metri circa
Punti d’appoggio: Nessun punto d’appoggio
Dove pernottare: Rifugio Omio
Acqua sul sentiero: fino al lago Spluga torrenti e acqua disponibile e dopo il Passo del Calvo

Itinerario svolto in data: 7 Agosto 2020
Partenza Itinerario:
Rifugio Omio
Località/Valle: Val Malenco
Catena Montuosa: Alpi Retiche
Cartina: Sete Map “Val Masino Val Codera”
Quota di partenza: 2110 mslm
Dislivello: 620 metri circa
Punti d’appoggio: Rifugio Gianetti
Dove pranzare:Rifugio Gianetti
Acqua sul sentiero: Dopo Passo del Barbacan acqua disponibile.

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